Le origini · La leggenda

“A paci è cca”: la leggenda della fondazione

Una leggenda tramandata da Rocco Fodale racconta che Paceco nacque dalle peripezie di un antico popolo nomade, proveniente dall’interno della Sicilia, stanco di vita errante e in cerca di un luogo dove costruire finalmente il proprio focolare.

Il popolo si fermò prima sulla vetta dell’odierna Erice, ma il vento troppo forte e il freddo li convinsero a ridiscendere verso la pianura, nella zona dell’attuale frazione di Xitta. Qui, però, le piogge di settembre fecero straripare il torrente Lenzi, inondando le capanne e decimando il bestiame.

Il popolo si trasferì allora su un’ampia collina poco distante, dove finalmente trovò inverni miti, estati rinfrescate dal vento e raccolti abbondanti. Felici di aver trovato pace e sicurezza, esclamarono: «A paci è cca» — la pace è qua. Da questa espressione, secondo la leggenda, nacque il nome Paceco.

«Identificata la zona più bassa della pianura […] ivi si fermarono, e costruirono le loro nuove capanne. […] Finalmente soddisfatti […] non si stancarono mai di ripetere: “A paci è cca”.»

— R. Fodale, 2007
Pianta topografica storica del territorio di Paceco

Pianta topografica del territorio di Paceco, 1843 — Archivio cartografico Mortillaro di Villarena

Dalla leggenda alla storia

Un territorio abitato da millenni

Questa leggenda nasconde un fondo di verità: la zona che circonda Paceco venne abitata fin dai tempi più antichi. Numerosi reperti e frammenti fittili, oggi conservati nella Biblioteca Comunale, testimoniano una frequentazione fin dall’età preistorica nelle aree di Sciarotta, Cipponeri e Malummeri.

Tra l’VIII e il V secolo a.C. il territorio rivestì un ruolo centrale grazie alla sua posizione strategica tra i centri di Mozia, Erice e Segesta. Con la conquista romana si svilupparono numerose ville rustiche nelle campagne, come quella rinvenuta in contrada Cipponeri. Dal periodo medievale, dal XVI secolo, nacquero i primi nuclei abitativi agricoli che prepararono il terreno alla fondazione della città vera e propria.

I

Aree archeologiche

Sciarotta-Malummeri, Misirigiafari, Torrearsa, Cipponeri: numerosi siti testimoniano insediamenti dal Paleolitico superiore fino all’epoca romana e medievale.

II

Il dio Bes

A Cipponeri fu rinvenuta una tavoletta fittile con il dio egizio Bes (metà III sec. a.C.), oggi al Museo Pepoli di Trapani: testimonianza dei traffici commerciali fenici, greci e cartaginesi.

III

Timpone Castellazzo

Resti di mura alte due metri con pavimentazione in cocciopesto: forse i resti di una struttura fortificata distrutta da Roberto D’Angiò nel XIV secolo.

Ritratto di Placido Fardella, primo Principe di Paceco

Ritratto di Placido Fardella, primo Principe di Paceco — Palazzo Mirto, Palermo

1607 · La fondazione

Placido Fardella e Maria Pacheco

Alla fine del Cinquecento, la monarchia spagnola favorì la fondazione di nuovi centri urbani tramite la vendita della “licentia populandi”. La famiglia Fardella, insediata a Trapani dal XIV secolo, ne approfittò: il marchese Placido Fardella, per nobilitare ulteriormente la propria casata, organizzò il matrimonio con la giovane nobildonna spagnola Maria Pacheco, figlia di Don Francisco Pacheco.

Il 9 aprile 1607 Placido ottenne la licenza di edificare e popolare un nuovo borgo, e il 19 aprile si celebrò il matrimonio. Divenuto principe, disegnò la città su una maglia ortogonale, con nuclei abitativi separati da cortili dotati di pozzi per il fabbisogno idrico. Il nome della città — Paceco — deriva proprio dal cognome della sposa, Pacheco.

1607
Anno di fondazione
XVII
Secolo barocco
19/4
Data del matrimonio
Curiosità

Il “Castello”: il palazzo di Placido Fardella

Sapevi che Paceco era dotata di una dimora regale? Il palazzo, costruito accanto all’allora Chiesa Madre (Maria SS. di Porto Salvo), venne edificato a partire dall’agosto 1607 e completato nel 1611 circa, con pietra tufacea locale ricavata bonificando uno sperone roccioso.

La struttura si articolava su tre piani: stalle e cucine con sei focolari al piano terra, gli ambienti privati della famiglia al piano superiore, e una torre sul terrazzo che dominava l’area circostante. Un ponte in legno collegava il palazzo a un canale che giungeva fino al mare di Trapani — secondo la leggenda, proprio da qui sarebbe giunto a Paceco il quadro della Madonna di Porto Salvo.

Morto Placido nel 1623, il palazzo passò alla famiglia napoletana dei Sanseverino nel 1680, ma la loro assenza da Trapani portò l’edificio a un progressivo degrado.

Ipotesi ricostruttiva del Castello di Paceco

Ipotesi ricostruttiva del “Castello” secondo gli atti notarili

Lo stemma cittadino

Rosso e argento, in memoria dei fondatori

Concesso con Regio Decreto del 1933 da Vittorio Emanuele III, lo stemma di Paceco è descritto come: «Di rosso, a tre fasce in divisa e convesse d’argento, caricata ognuna di una pignatta di nero», sormontato da una corona di marchese.

Non è altro che la sovrapposizione di due armi: il rosso e l’argento dei Fardella, fondatori della città, e le pignatte nere dei “Ricos d’ombres” di Castiglia, la nobile casata spagnola dei Pacheco.

Le fasce d’argento simboleggiano purezza, innocenza e giustizia; quelle rosse richiamano il valore e la nobiltà. La corona, con tre porte, alluderebbe ai tre ingressi del paese. A fare da cornice, rami d’ulivo (simbolo di pace) e di quercia (simbolo di forza).

Stemma del Comune di Paceco

Stemma del Comune di Paceco
Regio Decreto, 1933

Curiosità

Perché Paceco è chiamata “la Piccola Parigi”?

La vera ragione: lo schema delle strade

Il soprannome non viene da un’somiglianza qualsiasi, ma dal modo in cui Paceco fu disegnata fin dall’inizio. Nel 1607 le sue strade furono tracciate a scacchiera, dritte e incrociate ad angolo retto, formando isolati quadrangolari regolari.

Questo schema si chiama pianta ippodamea (dal nome dell’urbanista greco Ippodamo di Mileto) ed è lo stesso principio usato secoli dopo a Parigi, quando tra il 1852 e il 1870 Napoleone III e il Prefetto Haussmann modernizzarono la città con grandi viali dritti e isolati regolari. Da questa somiglianza urbanistica — non da un legame storico diretto — nasce il paragone tra le due città.

Due curiosità legate al paragone

Da questo soprannome sono nate nel tempo alcune storie popolari, separate tra loro:

  • La forma vista da Erice — secondo alcuni, guardando Paceco dall’alto di Erice il suo profilo ricorderebbe la sagoma della Torre Eiffel.
  • La “bilotta” — nel paese si giocava a questo gioco di carte di origine francese (la belote), di cui oggi solo pochi pacecoti conoscono ancora le regole.
I Principi di Paceco

Una dinastia tra Fardella e Sanseverino

1592–1623

Placido Fardella e Torongi

Primo Principe di Paceco, ottenne la “licentia populandi” e fondò la città nel 1607. Morì di peste a soli 31 anni, lasciando la moglie Maria Pacheco, che si ritirò in convento con le figlie.

1610–1645

Giovan Francesco Fardella

Figlio di Placido, II Principe di Paceco, costruì una nuova dimora (oggi sede del Comune) e proseguì i lavori sulla cappella del SS. Crocifisso. Morì a seguito di una pugnalata nel 1643.

1637–1649

Placido Fardella e Gaetani

Salito al potere ancora bambino, morì a soli 12 anni in un incidente in carrozza, portando con sé le speranze di successione diretta della nobile casata.

1613–1680

Emmanuele Fardella e Pacheco

Ultimo Principe di casa Fardella. Devoto alla Madonna di Trapani, fece numerose donazioni di pregio, tra cui il rivestimento in marmi policromi della cappella del Simulacro di Maria SS.

1639–1709

Anna Maria Fardella e Gaetani

Ultima discendente diretta dei Fardella. Con il matrimonio del 1665 con Carlo Maria Luigi Sanseverino, le sorti del principato passarono a una delle più importanti famiglie di Napoli. Sua figlia, Aurora Sanseverino, divenne celebre mecenate di musicisti come Händel.

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Continua il viaggio nel territorio

Dalla fondazione dei Fardella alle chiese barocche, dalle saline ai personaggi che hanno fatto la storia: scopri tutti i luoghi di Paceco.

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