Placido Fardella e Torongi
Placido Fardella e Torongi
1592 – 1623
Nato il 2 agosto 1592 da Gaspare Fardella e Caterina Torongi, discendenti di una famiglia giunta a Trapani al seguito di Enrico VI nel XIV secolo. Rimasto orfano di padre nel 1594, ereditò i possedimenti di famiglia.
Il 25 marzo 1607 sposò nella Cappella Palatina la nobildonna spagnola Maria Pacheco e Mendoça. Ottenuta la “licentia populandi” contestualmente al matrimonio, fondò il nuovo borgo di Paceco, di cui divenne Principe nel 1609. Morì giovanissimo, a 31 anni, colpito dalla peste che imperversò in Sicilia tra il 1623 e il 1625, assistito dalla figlia Cecilia.
Maria Pacheco e Mendoça, sposa di Placido, era figlia di Don Francisco Pacheco, signore di Valdosma e La Texada. Dal suo cognome derivò il nome stesso della città. Secondo la tradizione, di ritorno da un viaggio in Spagna minacciato dai corsari del Mediterraneo, pregò la Madonna del Rosario per essere protetta: giunta sana e salva a Paceco, volle fortemente la costruzione della chiesa a lei dedicata, oggi conosciuta come chiesa di Santa Lucia. Rimasta vedova nel 1623, si ritirò in convento con le figlie Cecilia e Caterina.
La dinastia che proseguì l’opera
Giovan Francesco Fardella
1610 – 1645 · II Principe
Figlio di Placido e Maria, costruì la nuova dimora oggi sede del Comune e proseguì i lavori sulla cappella del SS. Crocifisso. Morì a seguito di una pugnalata durante un viaggio in Spagna.
Emmanuele Fardella e Pacheco
1613 – 1680 · Ultimo Fardella
Ultimo Principe della casata Fardella. Devoto alla Madonna di Trapani, fece doni preziosi alla cappella del Simulacro, tra cui una verghetta di quarantanove diamanti.
Anna Maria Fardella e Gaetani
1639 – 1709 · V Marchesa di S. Lorenzo
Ultima erede diretta dei Fardella. Con il matrimonio del 1665 unì le sorti di Paceco alla famiglia napoletana Sanseverino. Promosse la ricostruzione della Chiesa Madre nel 1702.
Guglielmo Castiglia
1911 – 1995
Guglielmo Castiglia nasce a Paceco il 26 novembre 1911. Fin da giovane si avvicina alla poesia, seguendo le orme del nonno e sviluppando una forte sensibilità per la vita e la realtà che lo circondava.
Uomo semplice e di grande saggezza, era profondamente legato alla sua terra e alla sua gente. Recitava le sue poesie nelle piazze, diventando una voce autentica del popolo e delle tradizioni locali. Amava definirsi “poeta analfabeta”. Nel corso della sua vita partecipò a concorsi poetici e collaborò al giornale “Po’ t’ù cuntu”; solo in età avanzata furono pubblicate alcune sue opere, tra cui «Scusciu di zappuni» e «Vuci di campagnolu».
Muore il 30 maggio 1995. Nel febbraio 2023 gli è stata dedicata una via, l’ex Vico Luce, a testimonianza dell’affetto e del ricordo che il paese conserva ancora oggi per lui.
Carlo Scaduto
1937 – 2007
Nato in una famiglia modesta l’11 aprile del 1937 a Paceco, Carlo Scaduto è stato un uomo instancabile, determinato e costantemente attivo nella società in cui viveva. La comunità di Paceco ha potuto riconoscere in lui una vera colonna portante della vita civile, capace di unire la finezza intellettuale del letterato alla spinta pratica necessaria per sollevare e supportare i suoi amati concittadini.
Ha servito la comunità come Sindaco, Assessore e Consigliere del Comune di Paceco. Sempre in prima linea nelle emergenze, fu attivo durante l’alluvione del ’65 e, in occasione del terremoto del ’68, soccorse le popolazioni colpite e sostenne i profughi accolti nel nostro paese. Nel 1967 fondò, inoltre, la Cantina Sociale Rinascita.
Dopo aver conseguito la laurea in Lettere nel 1963, ha ricoperto con passione la cattedra di Lettere, Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico “Fardella”. Negli anni 2000 creò l’Osservatorio Civico, con il compito di portare a conoscenza della cittadinanza i problemi che angustiavano Paceco: petizioni, suggerimenti e tre edizioni del concorso di poesia sul tema “La Pace”.
Autore del libro “Tempo galantuomo”, curatore del volume di racconti “Il mare della vita” dell’insegnante F. Peralta e della biografia “Memorie” di G. Venturini, si dedicò intensamente e con passione anche alla scrittura di poesie.
Finalmente ti riveggo,
dolce collina che da lungi
guardi il mare,
su cui si stende la città
e si
stagliano le Egadi,
chiare ai raggi del sole.
Resisti ai colpi
dell’umana bramosia,
confortata dalla
brezza
a cui si inchina l’erba
del prato,
come ad una dea.
Quante storie porti
nel tuo
cuore
…ed ora anche la mia!
“Mio papà era una persona molto affettuosa e presente. Ci intendevamo veramente molto bene, anche solo con uno sguardo…” — Susanna Scaduto. Per tenere vivo il ricordo del padre e diffondere l’amore per la poesia, otto anni dopo la scomparsa di Carlo la figlia ha fondato l’Associazione Socio-Culturale intitolata a suo nome, promuovendo nel tempo mostre, eventi e recital. Su proposta della famiglia e dell’Associazione, e in pieno accordo con l’Amministrazione Comunale, a Carlo è stata intitolata proprio la via in cui ha vissuto: un omaggio sincero della cittadinanza per legare per sempre il suo ricordo a quella terra che è stato capace di ispirare.
Serafino Culcasi
Serafino Culcasi nacque e visse a Paceco, crescendo in un contesto profondamente legato alla tradizione popolare siciliana. Attraverso il dialetto e la poesia raccontò la vita quotidiana, la cultura del territorio e le tradizioni del suo tempo, restando una voce autentica della memoria della comunità pacecota.
Nel corso degli anni pubblicò diverse raccolte poetiche, tra cui «Aciddazzi di lu vintannali», «Li partiti e li prumissi», «Munnu di festa», «Poesie siciliane», «Sicilia marturiata», «Carusellu», «Ballata di primavera» e «Lu tirrimotu»: opere che raccontano la Sicilia, la vita popolare e le tradizioni del tempo.
Le sue poesie furono apprezzate anche al di fuori della Sicilia: il 1° settembre 1969 venne insignito del titolo di “Membro Onorario della Free World International Academy” del Michigan, U.S.A., un importante riconoscimento per la sua attività poetica. Attraverso i suoi versi, Serafino Culcasi continua ancora oggi a raccontare una parte della storia e dell’identità di Paceco.
Scopri i luoghi che hanno vissuto
Questi personaggi hanno camminato tra le chiese, le piazze e le saline di Paceco. Scopri i luoghi della loro storia.
