La Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco
La Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco si estende per quasi 1.000 ettari ed è stata istituita con decreto dell’Assessore Regionale Territorio e Ambiente n° 257 dell’11 maggio 1995.
L’esistenza delle saline è documentata fin dal periodo della dominazione normanna, grazie al geografo arabo Al-Idrisi. Il monopolio sulla produzione del sale foi istituito sotto Federico di Svevia e si protrasse durante la dominazione angioina; con gli Aragonesi si tornò alla proprietà privata, mentre la corona spagnola portò la produzione al suo culmine, trasformando il porto di Trapani in un importantissimo centro di scambi europei.
Con l’Unità d’Italia e le due guerre mondiali iniziò la decadenza delle saline trapanesi. L’affidamento della riserva al WWF Italia nel 1995 ha permesso una ripresa del sito, dove gran parte dei possedimenti restano privati e l’estrazione del sale continua con techniques tradizionali.
Veduta delle Saline di Trapani e Paceco, con i mulini storici sullo sfondo
Raccolta del sale, Saline di Nubia
Come nasce il sale: produzione ed estrazione
Una salina è costituita da una serie di vasche in cui l’acqua evapora grazie al sole: nelle prime vasche, dette evaporanti, si concentra la soluzione; nella vasca finale, detta salante, avviene la deposizione del sale.
L’acqua “vergine”, prelevata dal mare, viene immessa nelle vasche con pompe idrovore (che hanno sostituito l’antica “spira di Archimede”). Quando l’acqua, ormai “madre”, deposita il sale sul fondo, gli addetti entrano nella vasca di cristallizzazione e rompono manualmente la crosta formatasi, trasportando poi il sale con carriole sugli argini, dove viene ammassato in cumuli a forma di prisma e coperto dalle tipiche tegole rosse.
Curiosità: l’acqua delle vasche può assumere una colorazione che va dal rosa al rosso mattone, dovuta a una micro-alga, la Dunaliella salina, capace di vivere in questi ambienti fortemente ipersalini.
I fenicotteri rosa delle saline
Tra agosto e ottobre, le saline di Paceco diventano un luogo fondamentale dove gli uccelli migratori si alimentano e accumulano le energie necessarie per affrontare il viaggio verso sud. Tra le specie più affascinanti, i fenicotteri: uccelli acquatici con zampe e collo lunghi, becco corto e ricurvo, che si nutrono per filtrazione di un piccolo gamberetto chiamato Artemia salina, alghe e diatomee.
Il colore rosa, dato da pigmenti carotenoidi, si sviluppa gradualmente: i piccoli nascono bianchi con parti grigio-brune, acquisiscono il rosa fino al terzo anno di vita, quando — maturi sessualmente — assumono la colorazione rosa intensa caratteristica degli adulti. Nell’ultimo decennio la loro presenza nelle saline gestite dal WWF Trapani è aumentata notevolmente, con diversi tentativi di nidificazione.
Foto: Archivio WWF Trapani — Riserva Naturale Orientata delle Saline
Il 7 luglio 2021 nasceva nella Riserva di Priolo (Siracusa) un fenicottero inanellato con la sigla E:HJW. Il 24 agosto gli operatori del WWF Trapani lo osservarono nelle saline di Paceco. Tre mesi dopo, lo stesso esemplare fu fotografato dal birdwatcher Lauren Esselen nel Mangrove River, negli Emirati Arabi Uniti — avendo percorso circa 4.500 km in soli tre mesi. Un esempio di come l’attività di monitoraggio sul campo permetta di studiare le straordinarie rotte migratorie di questi uccelli.
Non solo fenicotteri
La Riserva delle Saline gestita dal WWF Trapani è una delle zone umide più importanti del Mediterraneo per il birdwatching, con decine di specie migratorie e stanziali osservabili lungo tutto l’anno.
Piante alofile e il misterioso fungo di Malta
L’ambiente salmastro delle saline è il regno delle Chenopodiacee: lungo gli argini crescono specie alofile (Salicornia, Arthrocnemum, Suaeda, Salsola e altre), piante erbacee o piccoli arbusti capaci di accumulare acqua nelle foglie grasse ed espellere il sale in eccesso.
Nella Riserva protetta dal WWF Trapani sono presenti anche fanerogame marine come Ruppia drepanensis e Posidonia oceanica, e specie rare come l’endemica Calendula marittima, inclusa nel Libro Rosso delle Piante d’Italia tra quelle a rischio di estinzione.
Tra marzo e aprile, lungo la costa, si può notare uno strano “fungo” violaceo: il Cynomorium coccineum, detto “fungo di Malta”. Non è in realtà un fungo, ma una pianta parassita priva di clorofilla, originaria del Nord Africa, un tempo considerata un rimedio curativo universale e per questo protetta storicamente dall’Ordine dei Cavalieri di Malta.
Vegetazione alofila lungo gli argini delle saline
Le Saline Culcasi
Le Saline Culcasi rappresentano una delle realtà storiche più significative all’interno del perimetro protetto gestito dal WWF Trapani.
Da oltre un secolo la famiglia Culcasi custodisce e tramanda l’antica traditione della produzione del sale marino artigianale, mantenendo vive le tecniche dei salinari nel pieno rispetto dell’ambiente e dei ritmi naturali. Negli anni Sessanta la famiglia recuperò una salina gravemente danneggiata da un’alluvione, salvandola dall’abbandono e restituendola alla produzione.
Oggi le Saline Culcasi si distinguono per il forte legame con la storia locale, per la lavorazione ancora artigianale del sale e per il suggestivo paesaggio caratterizzato da vasche salanti, mulini a vento e una ricca biodiversità, simbolo dell’identità del territorio.
Per qualsiasi informazione visita la pagina: Saline Culcasi
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